Cannavacciuolo svela il suo ragù napoletano: il trucco è nella cottura lenta di 3 ore

Cannavacciuolo svela il suo ragù napoletano: il trucco è nella cottura lenta di 3 ore

Quando si parla di ragù napoletano, si entra nel cuore della tradizione culinaria del Sud Italia. Lo chef Antonino Cannavacciuolo, celebre volto della gastronomia italiana, ha svelato il suo segreto per ottenere un ragù perfetto: una cottura lenta di 3 ore che trasforma ingredienti semplici in un capolavoro di sapori. Questa ricetta richiede pazienza e dedizione, ma il risultato finale ripagherà ogni minuto di attesa. Il ragù napoletano si distingue dal bolognese per la presenza di pezzi di carne interi che si sciolgono letteralmente in bocca, creando un sugo denso e profumato che avvolge perfettamente la pasta. Seguendo i consigli dello chef stellato, scoprirete come la bassa temperatura e il tempo prolungato permettano alle carni di rilasciare tutti i loro succhi, amalgamandosi perfettamente con il pomodoro e gli aromi.

30

180

medio

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione del soffritto

Iniziate tritando finemente la cipolla, la carota e il sedano per creare il soffritto, ovvero la base aromatica della ricetta. In una cocotte capiente, versate l’olio extravergine di oliva e fate scaldare a fuoco medio. Aggiungete le verdure tritate e fatele rosolare dolcemente per circa 10 minuti, mescolando di tanto in tanto. Il soffritto deve diventare morbido e traslucido, senza mai bruciare. Questo passaggio è fondamentale perché rilascia gli aromi che daranno carattere al vostro ragù.

2. Rosolatura delle carni

Tagliate la polpa di manzo in pezzi di circa 5-6 centimetri. Dividete le costine di maiale in singoli pezzi. Quando il soffritto è pronto, alzate leggermente il fuoco e aggiungete tutti i pezzi di carne, compresa la salsiccia lasciata intera. Fate rosolare le carni su tutti i lati per circa 15 minuti, girandole delicatamente. Questa fase di rosolatura, cioè la cottura ad alta temperatura che sigilla le superfici, è essenziale per creare quella crosticina dorata che trattiene i succhi all’interno e conferisce profondità di sapore al sugo.

3. Sfumatura con il vino

Una volta che le carni sono ben dorate, versate il vino rosso nella cocotte. Alzate il fuoco e lasciate che l’alcol evapori completamente per circa 5 minuti, mescolando e raschiando il fondo della pentola con un cucchiaio di legno. Questo gesto permette di recuperare tutti i residui di cottura che si sono attaccati al fondo, arricchendo ulteriormente il sapore del ragù. La sfumatura è una tecnica che utilizza un liquido alcolico per dissolvere i succhi caramelizzati.

4. Aggiunta del pomodoro

Abbassate il fuoco al minimo e aggiungete la passata di pomodoro e il concentrato. Mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Aggiungete le foglie di alloro, il basilico secco, il sale e il pepe nero. Versate un bicchiere d’acqua se il sugo risulta troppo denso. Coprite la cocotte con il coperchio lasciando una piccola fessura per permettere al vapore di uscire. Questo è il momento in cui inizia la magia della cottura lenta.

5. Cottura lenta di 3 ore

Lasciate cuocere il ragù a fuoco bassissimo per 3 ore, mescolando delicatamente ogni 30 minuti. È fondamentale che il sugo sobbolla appena, con piccole bollicine che salgono in superficie. Se necessario, aggiungete un po’ d’acqua calda durante la cottura per mantenere la giusta consistenza. Durante queste 3 ore, le carni si ammorbidiranno progressivamente, rilasciando i loro succhi e fondendosi con il pomodoro. La casa si riempirà di un profumo irresistibile che annuncia un pranzo memorabile.

6. Controllo finale e aggiustamenti

Dopo 3 ore di cottura, controllate che le carni siano tenerissime e che si stacchino facilmente con una forchetta. Il sugo deve essere denso, cremoso e di un bel colore rosso scuro. Assaggiate e aggiustate di sale e pepe se necessario. Rimuovete le foglie di alloro. A questo punto potete decidere se servire le carni a parte come secondo piatto oppure sfilacciarle direttamente nel sugo per condire la pasta. Il ragù napoletano di Cannavacciuolo è ora pronto per essere gustato.

Il trucco dello chef

Lo chef Cannavacciuolo consiglia di preparare il ragù il giorno prima: i sapori avranno il tempo di amalgamarsi ancora meglio e il sugo risulterà ancora più gustoso. Conservatelo in frigorifero in un contenitore ermetico e riscaldatelo dolcemente prima di servire. Un altro trucco professionale è quello di aggiungere una crosta di parmigiano durante la cottura: rilascerà sapidità e cremosità extra al vostro ragù. Ricordate che la qualità della carne fa la differenza: scegliete tagli di prima scelta e, se possibile, provenienti da allevamenti locali. La pazienza èl’ingrediente segreto di questa ricetta: non cercate mai di accelerare i tempi aumentando la temperatura, rischiereste di indurire le carni e bruciare il sugo.

Abbinamento perfetto con il vino

Il ragù napoletano richiede un vino rosso strutturato e corposo che possa reggere la ricchezza el’intensità dei sapori. Un Aglianico del Taburno o un Taurasi della Campania sono scelte eccellenti che rispettano la tradizione territoriale. Questi vini presentano tannini decisi e note fruttate che si sposano perfettamente con la carne cotta a lungo. In alternativa, un Primitivo di Manduria dalla Puglia o un Cannonau di Sardegna offrono la giusta potenza per bilanciare la sapidità del ragù. Servite il vino a temperatura ambiente, intorno ai 18 gradi, per esaltarne tutte le caratteristiche organolettiche.

Informazione in più

Il ragù napoletano affonda le sue radici nella tradizione popolare del Sud Italia, dove le famiglie si riunivano la domenica per condividere questo piatto ricco e sostanzioso. A differenza del ragù bolognese, che utilizza carne macinata, la versione napoletana prevede pezzi di carne interi che cuociono lentamente nel sugo. Questa preparazione era originariamente chiamata ragù del guardaporta, perché i portieri dei palazzi napoletani lo lasciavano cuocere per ore mentre svolgevano il loro lavoro. La ricetta si è tramandata di generazione in generazione, con ogni famiglia che custodisce gelosamente le proprie varianti. Antonino Cannavacciuolo, chef stellato originario di Vico Equense, ha voluto condividere la sua versione rispettando la tradizione ma aggiungendo la precisione tecnica acquisita nei suoi ristoranti stellati. Il segreto della cottura lenta permette alle proteine della carne di scomporsi gradualmente, rendendo il risultato finale incredibilmente tenero e saporito.

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