Crescia di Pasqua marchigiana, il pane al formaggio che lievita per ore e profuma di Pecorino

Crescia di Pasqua marchigiana, il pane al formaggio che lievita per ore e profuma di Pecorino

Nelle cucine delle Marche, quando si avvicina la Pasqua, un profumo inconfondibile invade le case: quello della crescia di Pasqua, il pane al formaggio che rappresenta la tradizione più autentica della regione. Questo pane alto e soffice, arricchito da pecorino grattugiato e da una lunga lievitazione che può durare fino a dodici ore, è molto più di una semplice preparazione da forno. È un rito che si tramanda di generazione in generazione, un simbolo della convivialità pasquale marchigiana. La sua caratteristica principale risiede nella lievitazione naturale, cioè il processo attraverso cui il lievito fa crescere l’impasto grazie alla produzione di gas, conferendo alla crescia quella struttura alveolata e quel volume impressionante. Il pecorino, formaggio a pasta dura ottenuto dal latte di pecora, dona al pane un sapore intenso e leggermente piccante che lo rende irresistibile. Preparare la crescia richiede pazienza e rispetto dei tempi, ma il risultato finale ripaga ogni attesa con una morbidezza straordinaria e un gusto che conquista al primo morso.

40

50

medio

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione del lievitino

Iniziate sciogliendo il lievito di birra fresco in 50 millilitri di latte tiepido, che deve avere una temperatura di circa 35-37 gradi. Aggiungete 50 grammi di farina e mescolate bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Coprite la ciotola con un canovaccio pulito e lasciate riposare in un luogo tiepido per circa 30 minuti. Questo passaggio, chiamato lievitino o biga, serve ad attivare il lievito e a dare una spinta iniziale alla lievitazione, preparando l’impasto a crescere in modo ottimale.

2. Preparazione dell’impasto base

In una ciotola capiente o nella planetaria, versate la farina rimanente formando una fontana. Al centro aggiungete il lievitino preparato in precedenza, le uova leggermente sbattute, il burro morbido tagliato a pezzetti e il latte rimasto. Iniziate ad impastare a velocità bassa per amalgamare tutti gli ingredienti. Dopo alcuni minuti, quando l’impasto inizia a prendere forma, aggiungete il sale e continuate a lavorare per circa 10-12 minuti fino ad ottenere un composto liscio ed elastico che si stacca dalle pareti della ciotola.

3. Incorporazione dei formaggi

Quando l’impasto è ben sviluppato, aggiungete gradualmente il pecorino romano e il parmigiano reggiano grattugiati, insieme ad una macinata di pepe nero. Incorporate i formaggi lavorando l’impasto delicatamente ma con energia, assicurandovi che si distribuiscano uniformemente in tutta la massa. Questo passaggio è fondamentale perché i formaggi devono integrarsi perfettamente senza appesantire l’impasto. L’impasto finale deve risultare morbido, leggermente appiccicoso ma gestibile.

4. Prima lievitazione

Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente unta con olio o burro, copritela con pellicola trasparente e un canovaccio. Lasciate lievitare in un luogo riparato da correnti d’aria, a temperatura ambiente di circa 25-26 gradi, per almeno 4-5 ore. L’impasto deve raddoppiare il suo volume iniziale. Se la temperatura ambiente è più bassa, la lievitazione richiederà più tempo. Non abbiate fretta: la pazienza è l’ingrediente segreto della crescia perfetta.

5. Formatura e seconda lievitazione

Dopo la prima lievitazione, sgonfiate delicatamente l’impasto premendolo con le mani per eliminare l’aria in eccesso. Imburrate abbondantemente lo stampo da panettone e infarinate leggermente le pareti. Trasferite l’impasto nello stampo, livellatelo con le mani bagnate e coprite nuovamente. Lasciate lievitare per altre 3-4 ore, fino a quando l’impasto non arriva a circa 2 centimetri dal bordo dello stampo. Questa seconda lievitazione è essenziale per ottenere la caratteristica struttura alta e soffice della crescia.

6. Cottura in forno

Preriscaldate il forno a 180 gradi in modalità statica. Quando l’impasto ha completato la seconda lievitazione, praticate sulla superficie un taglio a croce con un coltello affilato o una lametta. Questo permetterà alla crescia di svilupparsi correttamente durante la cottura. Infornate nella parte bassa del forno e cuocete per circa 50 minuti. La crescia è pronta quando la superficie risulta dorata e un stecchino inserito al centro esce asciutto. Se la superficie si scurisce troppo rapidamente, coprite con un foglio di alluminio.

7. Raffreddamento e conservazione

Sfornate la crescia e lasciatela riposare nello stampo per 10 minuti, poi capovolgetela delicatamente su una gratella e fatela raffreddare completamente prima di tagliarla. Questo passaggio è importante perché la struttura interna deve stabilizzarsi. La crescia si conserva avvolta in un canovaccio di cotone per 3-4 giorni, mantenendo la sua morbidezza. Potete anche congelarla a fette, separandole con carta da forno.

Sofia

Il trucco dello chef

Per verificare che il lievito sia attivo e vitale, controllate che il lievitino raddoppi il suo volume nei primi 30 minuti: se non cresce significa che il lievito non è fresco o che il latte era troppo caldo. La temperatura ideale per la lievitazione è tra i 24 e i 26 gradi: se la vostra cucina è fredda, potete creare un ambiente tiepido accendendo il forno a 30 gradi per 2 minuti, spegnendolo e lasciando lievitare l’impasto al suo interno con la porta socchiusa. Per un sapore ancora più intenso, potete sostituire metà del pecorino romano con pecorino stagionato marchigiano. Non aprite il forno durante i primi 40 minuti di cottura per evitare che la crescia si sgonfi improvvisamente.

Abbinamenti enologici per la crescia pasquale

La crescia di Pasqua, con il suo carattere saporito dato dal pecorino, si sposa perfettamente con vini bianchi strutturati delle Marche. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, con la sua mineralità e freschezza, bilancia la ricchezza del formaggio senza sovrastarlo. In alternativa, un Pecorino DOC, vino bianco autoctono marchigiano dal nome che richiama il formaggio, offre note fruttate e una bella persistenza che esaltano i sapori della crescia. Per chi preferisce i rossi, un Rosso Piceno giovane e fruttato può accompagnare questa preparazione durante il pranzo pasquale. Se servita come antipasto o merenda, la crescia si abbina anche a vini frizzanti come il Bianchello del Metauro, la cui vivacità pulisce il palato tra un morso e l’altro.

Informazione in più

La crescia di Pasqua rappresenta una delle preparazioni più antiche e radicate nella tradizione gastronomica marchigiana. Le sue origini risalgono probabilmente al Medioevo, quando nelle campagne si preparavano pani arricchiti per celebrare le festività più importanti. La forma alta e cilindrica ricorda quella del panettone milanese, ma la crescia si distingue per l’assenza di ingredienti dolci e per la presenza massiccia di formaggio pecorino, prodotto simbolo della pastorizia marchigiana. Ogni famiglia conserva gelosamente la propria ricetta tramandata, con piccole varianti che riguardano le proporzioni dei formaggi o l’aggiunta di spezie come la noce moscata. Tradizionalmente, la crescia veniva preparata il Giovedì Santo e consumata la mattina di Pasqua a colazione, accompagnata da uova sode, salumi locali come il ciauscolo e il lonzino, e benedetta insieme agli altri cibi pasquali. Nelle Marche meridionali, soprattutto nel fermano e nell’ascolano, esiste una variante chiamata pizza di Pasqua o crescia brusca, leggermente diversa nella consistenza ma simile nello spirito conviviale. Oggi la crescia è diffusa in tutta la regione e viene preparata non solo per Pasqua ma anche per altre occasioni speciali, diventando un simbolo di identità marchigiana apprezzato anche oltre i confini regionali.

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